domenica 27 dicembre 2009

Casa

Pigra e indolente, la Roma natalizia mi ha accolto nel suo torpore, abbracciandomi mortalmente. E' da quando sono arrivato, 4 giorni fa, che non riesco letteralmente a fare nulla. I giorni di Natale sono trascorsi lenti e bagnati di pioggia, a passi misurati e pance stravolte da mangiate rituali, tra grandi sbadigli e sorrisi di circostanza. Il mio quartiere non cambia, non cambiano le strade, le piazzette con le comitive di coatti, le pizzerie. E' migliorato negli anni, quello sì, da zona semiperiferica ormai è diventato pieno centro, gli affitti sono schizzati alle stelle, hanno rifatto un po' di marciapiedi...Non è brutto il mio quartiere, no, però che strano camminarci, potrei farlo a occhi chiusi senza cadere mai.

Questa città è una madre che non sa rifiutarmi, è la tasca dei miei pantaloni in cui posso affondare le dita e scandagliare ogni millimetro. Per quanto riesca ancora a sorprendermi, so di conoscerla troppo bene, e forse è anche per questo che ho bisogno di andare via. Ma anche di tornare, perchè si torna sempre da una madre. Prima o poi ci ritornerò a vivere anche io qui, lo so, forse quando sarò stanco di vivere con una valigia che mi guarda, e che riesco sempre a riempire ma mai a svuotare. So che se volessi potrei farlo anche ora. Sono fortunato, ho una casa. Ma c'è tempo. Il mondo è troppo grande, e io non conosco ancora nulla.

4 commenti:

Marcello Nardo Lesniewski ha detto...

Ciao Alessandro!In un post precedente hai scritto: "La bellezza, baby. Quella bisogna cercare. Ovunque sia, a qualunque costo." Beh, è una frase che contiene una salvifica verità, che non so perché mi è venuto in mente di accostare a questo post. La bellezza di una madre che non sa rifiutarti è spesso direttamente proporzionale a quella che scaturisce dall'esplorazione lontano da essa; e penso che non vi sia nulla di più dolce del riversare le immagini di una bellezza appena conosciuta nel bacino delle meraviglie già acquisite e mai banali.
È vero, questa città è una madre latente, e se un giorno dovessi per scelta o per necessità divenire un clochard, penso proprio che rimarrei tra le sue braccia. Perchè anche senza nessuno in giro, mi sentirei in famiglia.

magritte ha detto...

Pienamente d'accordo. La bellezza è ovunque, e si cela sotto tante forme diverse. Per quanta ne possa scoprire altrove, so che nella mia città, nella mia casa, ce n'è davvero tanta. Ed è anche mia. Non è necessario andare troppo lontanto, in fondo, quelle poi sono scelte personali. Bisogna solo, e sempre, cercare di fare quello che realmente si vuole. Che sia dall'altra parte del mondo o sotto il nostro cuscino.

SCONFUSIONATA ha detto...

per il momento ho solo un "ritorno" all'attivo, ma credo di aver provato esattamente le stesse cose.

Martolamiki ha detto...

ogni parola rispecchia esattamente quello che provo ogni volta che torno... ma ogni volta ch eriparto e sento un senso di malinconia penso che quelle strade che ci hanno visto camminare, litigare, sorridere, scherzare saranno ancora li quando torneremo... non so quando, non so come ma so che prima o poi torneremo e su quelle stesse strade in cui eravamo 18enni saremo 70enni sorridenti che parlano di politica davanti ad un caffe' al baretto sotto casa....
Marta